Responsabili del bene comune
Verso le elezioni amministrative ed europee
Il prossimo mese di Maggio saremo chiamati alle urne, come cittadini italiani per il rinnovo delle Amministrazioni dei nostri Comuni, come cittadini europei per il rinnovo del Parlamento europeo. È un impegno che assume i caratteri della solidarietà politica (art. 2 Costituzione Italiana) e al quale i cattolici non devono e non possono in alcun modo sottrarsi.
È vero, assistiamo a:
- una crescente e intollerabile caratterizzazione dell’attività politica come regno della litigiosità, che denuncia l’assenza di idee e proposte serie e di lungo respiro, per cui non si riesce a realizzare alcun confronto, ma solo lo scontro per slogan;
- un dilagante e demagogico populismo impregnato di qualunquismo, che evidenzia la visione utilitaristica e di asservimento al proprio particulare (piccolo tornaconto) che molti, anche tra i cattolici, hanno della convivenza civile.
- una diffusa povertà etica, nell’uso (per non dire abuso) delle risorse pubbliche destinate all’attività politica, ma anche delle risorse destinate al bene comune, a volte usate solo per accaparrarsi voti.
Ma tutto questo non potrà mai giustificare un nostro disinteresse, anzi, richiede che ciascuno di noi faccia tutto il possibile, come singolo cittadino, come appartenente alla comunità della Chiesa e come membro della comunità civile, per determinare una svolta, nel costume, nell’etica, nella partecipazione e assunzione di responsabilità, perché si realizzi l’indicazione dell’art. 54 della nostra Costituzione: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore».
«C’è innanzitutto da assicurare presenza. L’assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione. Si parte dalle realtà locali, dal territorio. E si è partecipi delle sorti della vita e dei problemi del comune, delle circoscrizioni e del quartiere: la scuola, i servizi sanitari, l’assistenza, l’amministrazione civica, la cultura locale.» (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, Consiglio permanente della CEI, 1981). L’indicazione è molto chiara: vengono condannati l’assenteismo (anche il non andare a votare), il rifugio nel privato (“tutto casa e lavoro” o, anche, “tutto casa, chiesa e lavoro”) e la delega in bianco (“ho votato, adesso si arrangino”).
Le elezioni amministrative comunali sono l’occasione più facile per superare le tre tentazioni indicate dai Vescovi e ancor più grave sarebbe il peccato di omissione.
Le elezioni, in particolare quelle amministrative, sono innanzi tutto scelta di persone, ancor prima che scelta di partito o di schieramento. È necessario quindi valutare:
- Ø la storia della persona, con particolare riguardo alla disponibilità ad impegnarsi per gli altri, alle esperienze di volontariato; alla passione per il bene comune;
- Ø la competenza e radicamento nel territorio: amministrare la cosa pubblica per il bene comune è molto complesso e difficile! Richiede conoscenza del territorio, cioè della comunità civile e delle condizioni territoriali, ma richiede anche conoscenza dei meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione, per poterli governare e non dover abdicare all’apparato burocratico le scelte strategiche e programmatiche;
- Ø la coerenza personale, nella vita privata e professionale oltre che nell’impegno pubblico. Perciò è necessario adoperarsi per avere una conoscenza diretta della persona che si intende scegliere (Sindaco e/o Consigliere comunale), non lasciandoci condizionare passivamente dai media o dalla pubblicità elettorale;
- Ø la capacità di coinvolgere e valorizzare i giovani, che non siano solo soprammobili in bella mostra, ma energia nuove responsabilizzate per un cambiamento radicale della politica.
Le elezioni, in particolare quelle amministrative, sono anche scelta di programma: non a caso la legge impone alle liste di candidati di presentare il proprio programma amministrativo. Programmi che vanno conosciuti e valutati, con alcuni criteri importanti:
ü Attenzione all’inganno delle facili promesse: un programma vero, degno di apprezzamento è un programma che definisce delle priorità, in particolare in un periodo di difficoltà economico-finanziarie come questo, in cui non solo non si può fare tutto, ma non si può neppure sovraccaricare di tasse i cittadini per poter fare la bella figura di realizzare tante cose.
ü Necessità di dare più attenzione alle persone che alle cose: i problemi delle famiglie, dei minori, delle fasce più deboli (anziani, disabili, disoccupati) vengono molto prima delle aiuole di fiori e di tante opere pubbliche.
ü Valutare il programma con la chiave di lettura del bene comune: ciò significa interventi che siano a vantaggio di tutta la comunità, ma significa anche lungimiranza delle scelte, perché il bene comune è anche, anzi, soprattutto, il bene dei giovani e delle future generazioni.
ü Valutare il programma per l’attenzione al territorio: la cementificazione disordinata (nel senso che non ha corrisposto ad un disegno di città, di paese a cui dare un volto che manifestasse i caratteri specifici del luogo, della sua storia e che sapesse favorire relazioni e non moltiplicare solitudini, ma ha subito le pressioni di chi voleva investire sul “mattone”) ed eccessiva (il numero di appartamenti, di negozi e di capannoni vuoti è esorbitante) impone un serio ripensamento sulle prospettive di edificazione dei prossimi anni. Un’attenzione al territorio che deve guardare e curare anche l’equilibrio idrologico ambientale
Naturalmente, la scelta delle persone e dei programmi, che facciamo al momento del voto, non sono sufficienti per l’esercizio di una cittadinanza attiva. È necessario:
v accompagnare gli Amministratori, perché non si sentano soli nelle scelte, a volte difficili, che sono chiamati a fare;
v verificare la trasparenza delle scelte che vengono fatte e dei modi in cui vengono attuate, e in questo contesto diventa fondamentale l’attività della Giunta comunale,del Consiglio Comunale dove si misura con chiarezza la coerenza amministrativa del Sindaco e degli altri eletti con gli impegni programmatici;
v È necessario avere un rapporto leale con le Istituzioni pubbliche, quindi in primis con il proprio Comune, come ci richiamano i Vescovi del Triveneto: «C’è una responsabilità politica fondamentale che grava su ciascuno senza eccezioni. Essa si esprime nel leale rapporto con le istituzioni, nella consapevole sottomissione alle leggi in quanto espressive delle esigenze del bene comune, nell’adempimento puntuale dei doveri e delle prestazioni sociali richiesti, a cominciare dagli obblighi fiscali, nell’esercizio delle forme di partecipazione democratica» (Per un’educazione cristiana alla politica, 1993).
Non dimentichiamo che la tornata elettorale riguarda anche l’elezione del Parlamento europeo. Riconoscendo che l’Unione Europea, dalle prime scelte di De Gasperi, Schuman e Adenauer, a oggi ha garantito settant’anni di pace nel nostro continente, è necessario fare dell’Europa una protagonista della pace e dell’integrazione tra i popoli, a partire dalle Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. L’Europa è chiamata ad esercitare un ruolo autorevole e ad assumere impegni forti per la costruzione della pace mondiale. Ciò significa innanzi tutto adoperarsi, non solo per il proprio sviluppo, ma anche per superare le ingiustizie e le ineguaglianze, in particolare quelle Nord-Sud, che sono il terreno su cui cresce la violenza, il terrorismo e le guerre. Oltre a tale impegno, i parlamentari dovranno contribuire alla costruzione di una Unione Europea politica, nella quale le persone contino più dell’economia e della finanza.
Le comunità cristiane, in quanto tali, non sono e non intendono essere coinvolte in scelte di parte. Nessun partito o schieramento può esaurire la presenza e la ricchezza del contributo politico dei cattolici.
Nello stesso tempo le comunità cristiane non vogliono rinunciare alla propria vocazione specifica di tenere alti i valori, di evidenziare la valenza etica delle scelte e dell’operare politico, di rinnovare l’utopia della “città futura”, di combattere la rassegnazione e il qualunquismo, di rifiutare la demagogia, di stimolare chi ha pubbliche responsabilità a farsi attenti agli ultimi e agli indifesi, ai giovani, agli anziani, ai cittadini migranti, ai disoccupati.
Le comunità cristiane si sentono impegnate ad attivare adeguate iniziative per favorire l’impegno politico dei cristiani, in particolare dei giovani, suggerendo opportuni itinerari di formazione, sollecitando disponibilità e coraggio, accompagnando con la simpatia e la preghiera coloro che, a qualunque schieramento appartengano, assumono pubbliche responsabilità e tutti coloro che svolgono un ruolo di servizio nel volontariato e nelle organizzazioni sociali e politiche.
Le Comunità cristiane delle Parrocchie di:
Bosco di Rubano, Rubano, Sarmeola, Villaguattera
Creola, Saccolongo
Caselle, San Domenico, Selvazzano, Tencarola
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